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Ma davvero mi conviene?

Quando ho annunciato ad amici, conoscenti e, soprattutto, alla famiglia che avrei lasciato il mio (buon) lavoro, il mio bel appartamento a Losanna e tutte le comodità che mi circondavano molti mi prendevano per matto. E per di più a 41 anni! Queste sono “follie” che si fanno quando si è più giovani. Non aveva senso, ma che diavolo mi era saltato in mente?
Sinceramente è difficile dire cosa esattamente mi avesse spinto a fare il passo. Malgrado il lavoro e le condizioni perfette di vita di cui godevo (non mi mancava nulla) dentro di me sentivo quella strana (e ingiustificata?) sensazione di insoddisfazione generale. Non so come spiegare ma malgrado le comodità, gli svaghi, gli sfizi, le vacanze dall’altra parte del globo e altri vantaggi di cui godevo non mi rendevano felice: era come se questo stile di vita fatto di lavoro e casa aspettando le prossime ferie non mi stimolasse più. Mi sentivo in una gabbia dorata. Mi sono presto reso conto che mio benessere materiale non si giustificava più, avevo bisogno di qualcos’altro. All’inizio non capivo cosa fosse ma poi, l’illuminazione: mi ero finalmente reso conto che avevo bisogno di quella cosa che manca sempre di più dalle nostre latitudini, quella cosa che nessuno ti restituirà mai e che una volta che passa non torna: il tempo.

Sono sempre stato impulsivo. Può essere un bene ma anche un male: ti può aiutare a prendere certe decisioni senza pensarci troppo ma è stata anche la causa di molte scelte di cui mi sono pentito. Qui non potevo essere impulsivo e andavano fatte tutte le ponderazioni. Ma alla fine ho deciso: se non ora quando? Era l’ultima chiamata perché ad una certa età arriverà il momento in cui dovrai per forza “fermarti”. Ho iniziato dall’appartamento: ho messo in vendita la maggior parte delle cose di cui non avevo più bisogno, ho disdetto il contratto e poi a febbraio 2020 ho annunciato il mio capo di allora che a maggio sarei partito per la Russia. La mia idea era di partire in direzione est con la Transiberiana ma poi purtroppo la pandemia mi ha fatto cambiare destinazione e mese di partenza.
Sono partito a novembre 2021 con un volo di andata e ritorno per Città del Messico.
“Ma come, solo in America Latina? Per un anno intero? Ma non ti annoi? Non hai paura? E per di più nel bel mezzo di una pandemia?”
Quante volte me lo sono sentito dire: nessuno ci credeva che sarei partito quando la pandemia iniziò. Sinceramente anch’io inizialmente avevo perso la speranza. Ma oltre ad essere impulsivo ho anche una testa dura e non ho mai mollato.
Obiettivamente, partire in queste condizioni era un salto nel buio: durante la pandemia i vari Governi hanno dimostrato che avrebbero potuto fare di tutto e senza preavviso. C’era il rischio che sarei potuto restare bloccato da qualche parte. Ma ero sicuro che la fase peggiore, quella dell’isteria generale e della paura (anche ingiustificata) fosse passata e che non avrei incontrato problemi enormi. Certo, mi aspettavo delle restrizioni ma niente di davvero compromettente. Ho subito alcuni coprifuoco e delle chiusure anticipate ma in realtà non è mai stato così grave. Ho sempre alloggiato in ostelli e alla fine si restava chiusi in questa bolla e non ci si annoiava mai.

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Tempo fa ho ricevuto una chiamata da parte di un’amica che desidera fare un’esperienza simile alla mia. Il desiderio è davvero forte però il lavoro, la stabilità di cui gode, l’appartamento di sua proprietà e forse anche la paura di ciò che potrebbero pensare i famigliari o alcuni amici continuano a trattenerla. Mi chiedeva un consiglio e sinceramente non sapevo molto cosa dire: le ho spiegato i pro e i contro del viaggiare in solitaria, le ho spiegato di come mi sono preparato e di come ho fronteggiato i vari problemi che sono sorti prima e durante il viaggio: ma il vero vantaggio di cui godiamo è il fatto che siamo nati in occidente. Abbiamo avuto la fortuna di stare in una parte del mondo benestante e, in fondo, non ci manca praticamente nulla: sono dell’idea che non abbiamo (nella maggioranza dei casi) nulla da perdere e che un tentativo ce lo meritiamo tutti. Se poi le cose vanno male o se vediamo che il viaggio non fa per noi potremo sempre tornare indietro nelle nostre comode vite da occidentali. E forse non sarà ovvio trovare subito un lavoro e un luogo dove stare, ci sarà da ricominciare a risparmiare, affrontare la famiglia e gli amici che saranno pronti a rinfacciare gli errori fatti… ma questo è il prezzo da pagare, e c’è sempre il rischio che le cose non vadano per il verso giusto. Ma una cosa è sicura: non avrete mai più il rimorso di non averci provato almeno una volta nella vita.
Come detto, sono partito in condizioni assai difficili e sicuramente mi sono perso alcune attrazioni perché non era possibile visitare alcuni luoghi. Ma ci sono stati anche tantissimi vantaggi, come attrazioni turistiche solitamente sovraffollate e invivibile diventate improvvisamente più attrattive per il poco turismo, prezzi più bassi e meno ressa in generale.
Se mi pento dunque di essere partito? Assolutamente no. Anzi. È stata la decisione più azzeccata della mia vita ed è qualcosa che consiglio di fare a chiunque. Se avete questa vocina dentro, questa idea, questo tormento che vi assilla non trascuratelo…dategli retta perché temo che c’è davvero il rischio che un giorno vi possiate pentire di non aver dato ascolto al vostro cuore.

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