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Arrivo a Palenque

Chiapas: Palenque – San Cristobal in moto

Prima di partire da Playa del Carmen molti messicani con i quali ho parlato mi hanno sconsigliato di partire alla volta del Pacifico e questo per due motivi: il primo per la moto che, secondo loro, non avrebbe mai retto tanti chilometri ed il secondo per i vari pericoli legati al Chiapas. Mi dicevano che fino a Palenque era tranquillo ma che poi sarebbero iniziati i guai.

Ero consapevole dei rischi e decisi comunque di partire e che avrei deciso una volta arrivato a Palenque.

La strada da Playa del Carmen (passando da Merida, Valladolid e Campeche) fino a Palenque era ottima.

Dopo un soggiorno di circa quattro giorni a Palenque decisi dunque di partire alla volta di San Cristobal de las Casas passando per le terre Zapatistas. Durante il mio soggiorno a Palenque ho visitato alcune cascate e pozzi nei dintorni (tra qui quello di Misol Ha la famosa cascata del film Predator): le strade sono molto belle per un motociclista fatte di curve e paesaggi magnifici. Verrete però spesso fermati per strada da persone (soprattutto donne e bambini): di solito usano una corda per impedirvi il passaggio e a volte ostruiscono il passaggio con pietre e tronchi. In auto potrete tranquillamente ignorare una corda ma in moto è più pericoloso e quindi dovete almeno rallentare.

Bambini a Welib Ha
Bambini a Welib Ha

 

Cacate Welib Ha
Cacate Welib Ha

 

Cascata Misol Ha dove fu girata una scena del film “Predator”

La mia prima esperienza al primo “posto di blocco” fu piuttosto impegnativa: premetto che non mi sono mai sentito in pericolo e che le persone cercano solamente di vendere dei prodotti come frutta o altri prodotti artigianali. Ma il loro metodo di vendita è piuttosto aggressivo: come detto mi sono fermato al primo posto di blocco presidiato da alcuni bambini. Un volta fermo, dal nulla, compaiono pure delle donne (immagino le madri) le quali cercano con molta insistenza a vendermi della frutta. Ho gentilmente declinato l’offerta e li i toni si sono alzati: una delle signore minacciò di non lasciarmi passare se non comperavo qualcosa. Ho quindi ceduto (per il quieto vivere…) e ho deciso quindi di acquistare qualcosa: come ho mostrato i pochi pesos che avevo in tasca sono comparse altre persone (anche queste dal nulla) che ovviamente volevano vendermi i loro prodotti: ero letteralmente accerchiato da una decina di persone! Come detto, non ero mai in pericolo però mi sentivo davvero a disagio e ci è voluta davvero parecchia diplomazia per evitare di ripartire con un mucchio di cianfrusaglie e cibo di vario genere.

Questo è un tipo di blocco, prettamente volto alla vendita di prodotti al turista (messicano o non). Ci sono poi un altro tipo di bloqueo ossia quello politico. Di solito ci sono due soluzioni: o il blocco è volto alla raccolta fondi e quindi, se si collabora pagando, il passaggio è garantito oppure, se si ha meno fortuna, il blocco puro e duro dove si resta bloccati anche per ore. Ho esperimentato entrambi in Chiapas.

Al confine con il Guatemala
Al confine con il Guatemala

 

Faccio una breve parentesi per raccontarvi come si presenta un blocco puro e duro. Stavo in ostello a San Cristobal de la Casas e ho deciso di fare un’escursione a sud del Chiapas. Il piano prevedeva un’escursione ai Laghi di Montebello (al confine con il Guatemala) e visita alle cascate del Chiflon con partenza alle 6 e rientro previsto attorno alle 19. Eravamo sei persone (quattro del ostello e un’altra coppia). L’escursione è andata bene, abbiamo visitato i luoghi di interesse ma, a circa un’ora da San Cristobal,  ci imbattiamo in una coda di auto ferme. Inizialmente non era chiaro se fosse un incidente o un altro problema e da li a poco avremmo capito che ci trovavamo completamente bloccati a causa di un bloqueo. Non c’era modo di deviare o prendere un’altra strada: non c’era via di fuga e l’unica cosa da fare era armarsi di pazienza e sperare che la cosa si risolvesse rapidamente.

 

 

L’attesa di protraeva e ovviamente mi annoiavo. E volevo sapere cosa mi stava bloccando e ho deciso quindi di indagare. Mi armo di coraggio e decido di andare verso la zona calda con un’altra persona: avvicinandoci al blocco la cosa diviene man mano più chiare. La strada era bloccata con l’ausilio di due camion e vari massi sparsi.  C’erano ovviamente pure i campesinos armati di forche e bastoni a presidiare il blocco. Abbiamo parlato con un responsabile che ci ha informato che avrebbero liberato la strada solamente se il sindaco ( o un autorità preposta) si fosse presentato da loro. Erano scontenti dell’operato delle autorità e che troppe delle promesse fatte non erano state mantenute. Il clima era piuttosto pacifico ma c’era ovviamente della tensione.

Una delle cascate del Chiflon
Una delle cascate del Chiflon
El bloqueo
El bloqueo

La nostra guida stava disperatamente cercando di trovare una soluzione ed era in continuo contatto con l’ufficio. La situazione non accennava a cambiare: dopo circa tre ore di attesa la guida ha finalmente trovato una soluzione: dovevamo attraversare il blocco a piedi (il passaggio non è vietato ai pedoni) e dall’altra parte ci avrebbe aspettato un taxi. Decidiamo di farlo, ci incamminiamo verso il posto di blocco, lo attraversiamo e incontriamo il taxi che si stava aspettando.

Una volta arrivati ci rendiamo però conto che il problema è che eravamo in sei e il taxi era disposto a trasportare solo quattro passeggeri. La coppia che stava con noi è salita a bordo del taxi lasciandoci in una situazione difficile poiché non volevamo dividerci. Ma la ragazza che viaggiava con noi, vedendo un pick up passare a passo d’uomo lo ferma e gli chiede se fosse possibile portarci a San Cristobal. Gli unici posti disponibili erano nella parte anteriore del mezzo e, malgrado le temperature piuttosto fresche, abbiamo ovviamente deciso di salire a bordo. Siamo arrivati a destinazione sani e salvi. Ma che avventura.

 

 

Sul Pick up sani e salvi
Sul Pick up sani e salvi

 

Ma ritorniamo al mio viaggio da Palenque e San Cristobal: preparo la partenza nei dettagli, ora so come evitare i posti di blocco (basta stare dietro ad un camion o auto) e so che ci metterò circa cinque ore a coprire i circa 200 chilometri di strada.

Fino a Ocosingo le cose vanno bene, ci sono alcuni posti di blocco ma li evito alla grande. Ocosingo è una città relativamente importante per la regione poiché è qui che gli abitanti delle vicine campagne possono accedere ai vari servizi. Attraverso la caotica città e so che da qui in poi si entra in territorio Zapatista. Non che ci siano particolari pericoli al giorno d’oggi ma la zona era molto più “animata” negli anni ’90 quando qui militava e scorrazzava l’Esercito Zapatista di Rivoluzione Nazionale (EZLN). Le persone sono ancora molto legate al movimento e ci sono ancora vari annunci e cartelli sparsi per la strada.

 

Cartelli EZLN
Cartelli EZLN
Cartelli EZLN
Cartelli EZLN
Insegne Zapatiste
Insegne Zapatiste

 

Da qui in avanti la strada inizia nuovamente a salire: la moto si comporta bene e decido di “ripararmi” dietro a uno dei tantissimi camion che ci transitano. Prima di partire da Palenque mi hanno informato che la strada è “libera” ma che avrei incontrato un posto di blocco tra Ocosingo e San Cristobal. Non ricordo bene il villaggio ma credo fosse tra le località di Oxchuc e Hiuxtan .Il mio “informatore” aveva ragione, c’è davvero un posto di blocco. Mi fermano e gentilmente mi informano che per proseguire devo pagare 50 pesos (se non ricordo male). Pago e ricevo un biglietto con una firma sopra: mi dicono di non perderlo perché mi servirà al prossimo posto di blocco. Effettivamente, dopo circa mezz’ora di strada, mi trovo di fronte ad un altro posto di blocco. Mi chiedono nuovamente di pagare ma grazie alla “ricevuta” in mio possesso mi lasciano passare. Il blocco è composto da circa 50 persone che presidiano la strada: chi nega di collaborare alla causa non può proseguire e ovviamente immagino che tutti paghino per poter passare. E sono sicuro che i locali incassino una bella somma alla fine della giornata. Ma nessuno vieta questo tipo di attività poiché lo Stato qui è praticamente assente.
Questo è stato l’ultimo blocco, da li in poi non incontrerò più nessun problema fino a San Cristobal de la Casas.

Tutto sommato le cose sono andate bene, non ha avuto nessun problema di rilievo: la strada è davvero divertente con le sue curve, i saliscendi delle colline e i magnifici paesaggi sono davvero magnifici. Un’esperienza unica che consiglio a tutti gli appassionati di moto e di avventura.

Se vi interessa ho fatto un video Youtube del mio coast to coast dove troverete immagini del Chiapas e del posto di blocco descritto qui sopra.

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Renato Molo

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