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Guajira Mare

Guajira

Ho deciso di andare nella Guajira con un tour organizzato, anche perché andarci in solitaria è praticamente impossibile se non in possesso di un 4×4 e di un navigatore satellitare. Dovrete dunque per forza affidarvi ad un tour e so che non a tutti piace l’idea (me incluso) ma non ci sono molte alternative.

Ho dunque deciso di affidarmi all’agenzia Magic Tour Colombia di Santa Marta. Ho pagato circa COP 800’000: il prezzo include i pernottamenti (due notti) in amache (poi vi spiego meglio), i pasti, il trasporto (sono venuti a prendermi in ostello a Santa Marta) e le varie spese di viaggio. Con un supplemento potete prenotare stanze private con letto.

Giorno 1

Partenza alle 05.00 del mattino da Santa Marta e, dopo circa tre ore di viaggio, ci fermiamo per la colazione a Riohacha. Si tratta della capitale della Guajira ed è praticamente l’ultima grande città prima del deserto: la città non offre un granché ma degna di nota sono la spiaggia di circa 5 chilometri e il muelle turistico, un molo lungo circa 1.2 chilometri.

Dopo la pausa ripartiamo verso est dove faremo tappa presso le Salinas de Manaure: qui viene estratto il sale che alimenta soprattutto la domanda interna. Il sistema utilizzato è relativamente semplice: i bacini vengono inondati di acqua che, una volta chiusi, evaporerà lasciando dietro di sé i depositi salini. Il sale, una volta estratto, viene messo in sacche che saranno trasportate in un centro di elaborazione. Lì il sale verrà trattato e preparato per la vendita.

 

Salinas de Manaure
Salinas de Manaure

 

Dopo la visita ripartiamo in direzione di Uribia: ci fermiamo per comperare dell’acqua e dei biscotti. Non riesco a capirne il motivo: perché comperare circa 20 litri d’acqua distribuiti in piccole buste di platica di 0.4 litri ciascuna e le circa 50 confezioni di dolci? La guida mi garda e sorridendo dice che avrei capito il giorno seguente.

Si riparte, e da questo momento sarà davvero solo deserto. Dopo altre due ore arriviamo a Cabo de la Vela un remoto villaggio di pescatori Wayuu (nome degli indigeni della Guajira). L’elettricità qui è garantita solo grazie ai generatori che, confesso, di notte possono essere piuttosto fastidiosi (ho dormito vicino ad uno di essi). Ma il posto è fantastico, c’è un sacco di vento e, nella baia, si vedono un tanti Kitesurfers.

Kitesurfers Cabo de la Vela
Kitesurfers Cabo de la Vela

 

Kitesurfers Cabo de la Vela
Kitesurfers Cabo de la Vela

 

Il posto attira infatti molti turisti appassionati di questa disciplina dato che le condizioni sono perfette per praticarla. Vento costante e mare piatto grazie alla protezione naturale della baia. C’è almeno una scuola che offre lezioni di Kitesurf: mi hanno spiegato che propone un corso from zero to hero della durata di 10 giorni, il tutto per soli COP 1’000’000 (ossia circa 230 Euro). Il prezzo è ottimo ma dovete essere disposti a passare almeno 10 giorni nel villaggio.

Dopo aver visitato rapidamente il villaggio ripartiamo per Playa Pilon de Azucar: il posto è davvero suggestivo, i colori delle rocce mischiate alla sabbia, il mare che si infrange contro la scogliera, il vento…sembra di essere su un altro pianeta.

 

Playa Pilon de Azucar
Playa Pilon de Azucar

 

Annuncio Wayuu
Annuncio Wayuu

 

Rientrati a Cabo de la Vela la guida ci assegna i posti letto: eravamo in quattro, una coppia di francesi e un ragazzo olandese. La coppia ha optato per una camera privata: l’ho vista, era davvero carina e confortevole però non ricordo se ci fosse l’aria condizionata. Il ragazzo olandese (Hidde) e io abbiamo optato per le amache dei Wayuu (Chinchorros) che sono molto famose per essere particolarmente comode e calde. La prima notte la passiamo dunque (all’esterno ma coperti da una tettoia) in amaca. Come dicevo, non ho dormito particolarmente bene a causa appunto di un generatore vicino e perché l’amaca non era davvero comoda come mi era stato detto. Devo ammettere che ero piuttosto deluso e l’indomani manifesto il mio risentimento alla guida: mi confessa che le amache nelle quali abbiamo dormito non erano chinchorros Wayuu ma più generiche amache venezuelane…e mi promette che la prossima notte l’avrei passata in una vera amaca Wayuu.

 

Le non troppo comode amache Venezuelane
Le non troppo comode amache Venezuelane

 

Una piccola parentesi: il Venezuela si trova accanto alla Guajira. Le frontiere sono spesso sinonimi di tensioni e problemi di vario genere, soprattutto se situate in un deserto. Infatti, da queste parti passa molta merce di contrabbando: i prezzi sono generalmente più bassi in Venezuela e questo genera un traffico (spesso illegale) di merci. Ciò che mi ha incuriosito è il fatto che nella Guajira circolano auto con targhe venezuelane. Non si tratta però di cittadini venezuelani, bensì di cittadini colombiani che vivono nella Guajira. La guida mi ha spiegato che c’è una legge che permette ai cittadini Colombiani residenti nella Guajira di possedere e guidare mezzi con targhe della vicina Venezuela che sono appunto meno cari che in Colombia. Ma questo però è possibile solo nel dipartimento della Guajira e sono guai se si oltrepassa il confine inter dipartimentale con auto targata in Venezuela.

Targhe Venezuelane
Targhe Venezuelane

 

Giorno 2

Colazione alle 07.00,  partenza prevista verso le 07.30. Oggi si va nel deserto e non vedo l’ora di partire. La guida ci avverte che da qui in poi non ci saranno più strade asfaltate e che probabilmente avremmo dovuto cambiare spesso rotta per via delle piogge della notte scorsa:  certi passaggi sono diventati impraticabili. Ma niente panico, è tutto sotto controllo.

Blocchi dei bambini
Blocchi

 

 

 

Man mano che ci dirigiamo a est le strade si fanno più impervie e spesso si circola solo a passo d’uomo. Poi, d’un tratto, in lontananza scorgo una specie di posto di blocco: sono dei bambini che, con una corda, fermano le auto di passaggio per chiedere l’elemosina. Ecco il perché dell’acqua e dei dolci. Distribuiremo davvero tante porzioni durante il viaggio verso Punta Gallinas.

 

 

 

 

Blocchi dei bambini
Blocchi da parte dei bambini

 

Arriviamo verso le 11.00 a Baia Honda dove abbiamo circa due ore di tempo per pranzare, rilassarci e per visitare la magnifica baia.

 

Baia Honda
Baia Honda
Baia Honda, pescatori
Baia Honda, pescatori

Dopo pranzo si riparte, destinazione Dunas de Taroa. Li, ci promette la guida, sarà dove la sabbia del deserto incontra il mare. Dopo circa altre due ore di viaggio finalmente arriviamo: il mare si trova dietro alla collina. Non ci stiamo più nella pelle, sembriamo 4 bambini che stanno per vedere il mare per la prima volta: ci incamminiamo (la salita della duna sembrava infinita sotto il sole cocente) e all’improvviso scorgiamo il mare. È davvero come me lo immaginavo, uno spettacolo unico. Il deserto che incontra il mare. Sono emozioni davvero fortissime che non posso descrivere.  Per un amante del mare come me è davvero speciale trovarsi in una zona così remota del mondo.

Io, tra deserto e mare
Io, tra deserto e mare
Tra deserto e mare
Tra deserto e mare

 

Punta Gallinas
Punta Gallinas

Siamo rimasti circa un’ora: si riparte per Punta Gallinas. Dopo un’altra ora ci siamo, ce l’abbiamo fatta! Ci troviamo al punto più a nord dell’America del Sud! Che emozione. Scattiamo alcune foto ricordo e poi ripartiamo per raggiungere l’hotel dove passeremo la notte (Hospedaje Luzmila). L’hotel è semplice, offre delle camere private e le famose amache Wayuu. Ma c’è anche una barca ormeggiata nel porto della baia che attira la nostra attenzione. Chiediamo lumi ai residenti e ci raccontano che, alcuni anni prima, avvistarono la barca in mare aperto. Era chiaro che si trovasse davvero in difficoltà e decisero quindi di andare in soccorso ai malcapitati. Quando finalmente arrivarono alla barca si resero conto che a bordo non c’era proprio nessuno. Come sia finita lì è un mistero. Decisero comunque di trasportarla nelle acque sicure della baia e, nell’attesa che qualcuno la reclamasse, è stata trasformata in una stanza di hotel per turisti. Per ora ancora nessuno si è fatto avanti e la barca resta nella baia. Chissà se qualcuno si annuncerà mai per reclamarne i diritti di proprietà.

 

 

 

La barca
La barca

 

Come promesso dalla guida ci assegnano i veri Chinchorros Wayuu. Ne sono colpito, sono davvero ben fatti e molto comodi, quella notte dormirò davvero bene e senza svegliarmi una sola volta. Il Chinchorro oltre che essere molto comodo offre anche la possibilità di coprirsi completamente ed praticamente impossibile subire il freddo.

 

Chinchorros Wayuu
Chinchorros Wayuu

Prima di andare a dormire però la guida ci porta ad un villaggio Wayuu dove ci presentano  una parte importante della loro cultura, il ballo. Ci spiegano l’importanza e il rispetto di cui beneficia la donna nella cultura di questa popolazione indigena e del ruolo fondamentale che esercita nella società Wayuu. Il tutto attorno ad un fuoco e accompagnato dal chirrinche, una bevanda alcolica che deriva dalla panela (un dolce a base di canna da zucchero).

Facciamo rientro al hotel dove ci prepariamo per la notte: i  generatori vengono spenti verso le 22.00 e da quel momento in poi non c’è praticamente più nessuna luce (eccezion fatta per i fari che illuminano le coste): lo sguardo non può far altro che alzarsi in cielo. Sto ammirando uno spettacolo unico, reso possibile solo a determinate condizioni di (non) luce. Non ho davvero mai visto le stelle così numerose e così luminose. Non mai visto la via lattea in questo modo. Che spettacolo!

Giorno 3

Il giorno forse più noioso poiché è previsto il rientro per direttissima. Le uniche fermate saranno per il pranzo e per i bisogni. Si parte alle 7 e arrivo previsto a Santa Marta verso le 17. Ma fa parte dell’esperienza e non mi pesa neanche troppo perché so che ho appena vissuto una delle esperienze più belle della mia vita.

 

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Renato Molo

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