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Io e la mia moto

Italika FT150G

Desidero dedicare un post alla moto che mi ha portato da una costa all’altra e con la quale ho viaggiato per almeno 3’000 chilometri, la mia Italika FT150G.

Italika è un brand Messicano e il modello che acquistato è un entrata di gamma con un prezzo relativamente accessibile. La moto è adatta per utenti alla ricerca di un mezzo leggero e dai bassi consumi. Non si tratta di una moto da turismo: Italika propone altre moto per questo segmento ma ovviamente il mio budget non prevedeva l’acquisto di una moto più cara.

Quando ho lasciato la Svizzera non avevo previsto di comperare la moto: l’idea mi è venuta grazie a Peter, un marinaio polacco conosciuto a Isla Mujeres. Sapeva che ero diretto a Puerto Escondido e una sera mi parla del fatto che il viaggio sarebbe potuto essere più divertente se fatto in moto. L’idea mi è subito piaciuta: il problema erano però i bagagli (due zaini) e non sapevo esattamente come avrei potuto trasportare il tutto. L’altro problema era il budget e non ero disposto a spendere più di EUR 600. Dopo aver fatto il giro del web, visitato alcune concessionarie e aver pensato bene a come avrei trasportato e fissato i bagagli mi sono deciso per il modello Italika FT150G.

Peter, il marinaio
Peter, il marinaio

È una moto minuta, leggera e relativamente affidabile. Ma non sono moto concepite per lunghi viaggi. Questo mi era chiaro sin dall’inizio. La velocità massima è di circa 90 km/h, non proprio un argomento di vendita per una persona che desidera viaggiare comodo e con un certo tipo di prestazioni.

C’era comunque sufficiente spazio per gli zaini, la moto era relativamente comoda e il prezzo era accettabile (circa 650 Euro).

Io e la mia moto
Io e la mia moto

Primo test: da Playa del Carmen a Puerto Morelos, circa 50 km a nord. L’andata va bene, nessun problema di sorta. Durante il rientro però mi rendo conto di aver forato la gomma posteriore. Mancavano ancora 30 km a Playa del Carmen. I distributori di benzina non hanno aria e devo decidere se lasciare la moto e tornare con qualcuno l’indomani (erano già le 18) o se continuare fino a Playa del Carmen. Decido di proseguire. Le auto passavano a velocità folle a pochi centimetri da me: in quel momento mi ero pentito dell’acquisto e temevo che non sarei mai arrivato tutto d’un pezzo a Playa del Carmen. Ma sono riuscito ad arrivare sano e salvo a destinazione e ho avuto fortuna di poter far cambiare gomma la sera stessa. Il giorno dopo decido di andare dal meccanico per fare una revisione totale della moto: cambio freni a tamburo posteriori (erano completamente andati), il motore picchiava in testa (fatto sistemare), cambio olio e altri piccoli dettagli. Costo totale circa 100 euro.

Gomma a terra
Gomma a terra

Il secondo problema l’ho avuto a Cozumel: mi trovavo nella parte orientale dell’isola (ovviamente la zona spopolata dove ci sono solo spiagge semi-deserte) dove si spezza il cavo della frizione. Per arrivare in centro ho dovuto cambiare le marce senza l’uso della frizione, non proprio un toccasana per il motore. Ma sono riuscito a sistemare anche questa.

Il primo grande problema che ho avuto è stato nello stato di Campeche. Già prima di arrivare a Merida avevo notato rumori strani provenire dalla catena: pensavo che fosse dovuto al fatto che si fosse allentata e che in certi momenti urtasse contro il telaio. Era strano e piuttosto fastidioso ma non lo ritenevo troppo grave.

Parto da Celestun, destinazione Miguel Colorado dove ho prenotato una stanza. Durante il tragitto i rumori si fanno sempre più forti: ora la cosa stava degenerando e avevo davvero paura che le cose potessero degenerare. Non potevo però fermarmi, dovevo arrivare a destinazione perché avevo prenotato l’alloggio. Arrivato a destinazione mi rendo conto che la corona stava cedendo: tre viti su quattro erano andate e la quarta stava per cedere. Ho dovuto trovare un meccanico in quel villaggio di pochi abitanti: sembrava davvero essere privo di servizi. Per finire ne trovo uno, mi spiega che lui però non ha le viti di cui avevo bisogno e che sarei dovuto andare a prenderle in un negozio di alimentari poco distante. Non ero sicuro di aver capito bene: un negozio di alimentari? Panico, ero sicuro che non sarei più potuto ripartire. Mi dirigo al abarrote (si chiamano così i negozi di alimentari in Messico) e cerco delle vite che somiglino almeno a quelle di cui ho bisogno. “Che mi portino almeno fino a Palenque e li farò sistemare per bene” mi dico. La persona che gestisce il negozio si avvicina e mi chiede cosa stessi cercando: senza troppa speranza gli dico che cerco delle viti per una moto. Lui mi chiede il modello, io vagamente rispondo “un’Italika” e lui: “una FT150?”. Lo guardo sorpreso: “cerchi delle viti per fissare la corona della moto? Eccole qua.” Non ci credevo: ho trovato le viti originali Italika di cui avevo bisogno e questo in un negozio di alimentari! Ero pronto a sborsare anche 10 euro per averle ma ne chiede solo due. Torno dal meccanico che può finalmente sistemarmi la moto.

 

In riparazione a Miguel Colorado
In riparazione a Miguel Colorado

Pensavo che fosse pura fortuna (certo, ne ho avuta) ma c’è una spiegazione logica: la moto è  un modello popolare e ce ne sono davvero molte in circolazione. Sono modelli che richiedono una costante manutenzione e questo spiega perché è così facile reperire pezzi di ricambio.

Questo è stato il mio unico grande problema con la moto. Il cavo della frizione si è rotto un’altra volta poco prima di partire da Oaxaca alla volta di Puerto Escondido. Ma niente di troppo grave per fortuna perché me ne sono accorto in tempo.

 

 

Terra Oaxaqueña
Terra Oaxaqueña

Il problema più grande secondo me resta comunque la catena della moto: durante il viaggio, malgrado l’avessi fatta sistemare, notavo che si allentava continuamente. Arrivato a Puerto Escondido ho deciso far cambiare il kit catena (pignone e corona inclusi) pensando che con del materiale nuovo di zecca non avrei più avuto problemi. Ma purtroppo no: ho viaggiato parecchio per esplorare i dintorni di Puerto Escondido e, dopo circa già 300 chilometri,  mi sono reso conto che la catena si stava comportando esattamente allo stesso modo. Se sollecitata e messa sotto sforzo, si allentava. Non ero più disposto a viaggiare in queste condizioni. Va bene l’avventura ma non potevo più fidarmi della moto. I miei piani di viaggio erano poi cambiati e ho quindi deciso di venderla: sono riuscito a recuperare circa 350 euro con la vendita. È stata davvero una bella avventura, ringrazio la moto di avermi portato fino al Pacifico ma era tempo di voltare pagina.

 

Arrivo a Puerto Escondido
Arrivo a Puerto Escondido

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Renato Molo

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